Bala Mourghan, Teatro Operativo Afgano, TF North - Domenica 22 Gennaio III del Tempo Ordinario. Questa mattina al risveglio abbiamo trovato la neve, che ha imbiancato ogni cosa rendendo tutto molto bello e silenzioso, attutendo i rumori e le voci e trasformando questa arida terra in un immenso deserto di neve, uno spettacolo unico. Le prime luci dell'alba riflettono sulla neve e il cielo ancora gonfio di fiocchi bianchi che scendono lenti e silenziosi, crea un'atmosfera di raccoglimento. Il canto del muezzin ricorda che Dio è e deve essere il riferimento della nostra vita, il motivo delle nostre azioni. Tutto è velato da un alone di surreale, sembra di essere in quadro. Così abbiamo iniziato la nostra giornata oggi, e così la viviamo svolgendo il nostro servizio sempre con impegno e dedizione verso questo popolo alla ricerca di quella pace e dignità che oggi ci è ricordata da questo contesto climatico, la neve copre le diversità e sembra allontanare le divisioni e così preghiamo per la Pace, perchè il Dio del cielo animi il cuore di ogni uomo a comprendere questo supremo bene e la nostra presenza aiuti a riscoprirlo.
Come ogni Domenica, ci ritroveremo a celebrare il Giorno del Signore e la Sua Parola risunerà nel nostro cuore. Un contesto povero dove il piccolo altare diventa l'Altare del Signore, il più bello, il più prezioso, anche qui c'è la Chiesa, la Chiesa di Cristo, la Chiesa Cattolica.
Dal vangelo secondo Marco (1, 14-20)
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
"Gesù, fin dall'inizio, non fa prediche morali, né offre spiegazioni filosofiche; egli chiama e invita alla conversione, al cambiamento di mente e di cuore, di occhi e di vita. Chi si "converte" e cambia la direzione dei propri passi, va dietro a Gesù. La fede cristiana è tutta qui, non innanzitutto una dottrina o una pratica, ma una relazione personale con Gesù, una sequela in risposta ad una chiamata. Non è forse per questo che il Cristianesimo, fin dalle origini, fu chiamato "cammino", "via"?
Dinanzi all'enormità del compito dei discepoli – la molta messe e tutti i pesci dell'oceano – e nonostante il loro piccolo numero, Gesù consegna loro la propria missione e li invia in tutto il mondo. Ciò che Gesù ha detto e fatto, gli apostoli continueranno a dire e a fare, perché la missione è unica, quella del Padre che manda il Figlio e quella del Figlio che manda i suoi a trasmetterla nel tempo e nello spazio. L'identità del discepolo e la sua vocazione sono congiunte: la vocazione si realizza nella missione, in quanto figlio di Dio, ogni discepolo è chiamato ad estendere la fraternità universale. Se Gesù è il primo apostolo, la Chiesa tutta è apostolica perché fatta da figli che si sentono – tutti – inviati ai fratelli." (Cfr. Commento di don Angelo Sceppacerca)
Anche noi, ognuno di noi si deve sentire chiamato come i pescatori di Galilea, scelti dal Signore e sentirci provocare dal Lui ad anadre con Lui.
"Tutti noi, "pescati" dall'amore di Dio nell'abisso della paura e dello smarrimento, diventiamo a nostra volta pescatori-di-uomini come Pietro e Andrea, come Giacomo e Giovanni. Il racconto di queste due chiamate è emblematico di ogni vocazione: inizia con Dio che viene incontro e termina con noi che andiamo dietro a lui. Al centro dei due movimenti c'è l'incontro, l'esperienza dell'amore di Dio che ci raggiunge nella nostra vita quotidiana, ordinaria, e la trasforma in una sorta di "nuova creazione" perché la sua parola – chiamandoci – torna a crearci. Ecco perché non importa assolutamente quel poco che si deve lasciare. Il Vangelo oggi parla di due coppie di fratelli per ricordarci che la chiamata è alla fraternità universale. Figli di Dio, siamo fratelli fra noi. In tempi "notturni" torna la domanda di Isaia (21,11): "Sentinella, quanto resta della notte?". E la sentinella: "Viene il mattino... convertitevi!". La notte finisce quando vedi un uomo e riconosci che è tuo fratello". (Cfr. Commento di don Angelo Sceppacerca)
Ora carissimi, l'unica vera testimonianza sarà l'amore, amore vero, quello dell'innamorato, che è disposto a qualsiasi cosa per ottenere l'amore. Così noi innamorati della vita diventiamo testimoni di Lui che per amore si è fatto uno di noi. Anche noi siamo gente semplice come i pescatori, anche a noi Gesù si rivolge. Non smettere di amare e disturpirti, di commuoverti e di rimanere estasiato davanti a ciò che ti circonda, ama profondamente e sentirai il cuore gonfio di amore per chi ti stà attorno. Buona Domenica.
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